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Corsa 6 alle 6 e colazione in piazza grande . .

La 6 km alle 6, organizzata dal Calcit in collaborazione con la Podistica Arezzo, è la dimostrazione concreta che non conta la meta ma il viaggio, non conta il traguardo ma ciò che provi mentre corri, attraversando la città partendo da Piazza Grande e tornandovi dopo un giro tra dentro e fuori le mura, mentre aprono i primi bar nel silenzio laborioso della prima mattina.

Oltre 200 i partecipanti che hanno permesso di raccogliere 2.019 euro per questa iniziativa giunta alla sua quarta edizione e che ogni anno riscuote sempre maggiore successo. C’è chi corre per correre, chi per fare due chiacchiere, chi per camminare, cercando di non perdere di vista quelli che stanno davanti, non tanto per una questione d’orgoglio, visto che si tratta di una corsa podistica non competitiva, ma per non sbagliare strada faticando a ricordare il percorso a memoria.

Nella 6 km alle 6 la corsa è una scusa, è il mezzo più semplice e diretto per fare solidarietà, della quale c’è sempre bisogno, a favore del Calcit che più che un’istituzione è un punto di riferimento della sanità aretina e della prevenzione. Cosa c’è di meglio quindi di una sgambata di mattina presto a stomaco vuoto e del premio che i partecipanti hanno poi trovato al loro arrivo in piazza Grande: una strepitosa colazione offerta dagli organizzatori.

Arezzo è una città che da sempre fa rima con solidarietà, non si è mai sottratta e ha sempre risposto presente, come i duecento che hanno indossato per l’occasione la maglietta verde dell’iniziativa consegnata al momento dell’iscrizione e che tutti hanno esibito alla fine, scappando questa volta di corsa, è proprio il caso di dirlo, verso una doccia ristoratrice e il lavoro.

L’appuntamento è per il prossimo anno con la Arezzo 66 che nella volontà degli organizzatori, e nel logo, ricorda la mitica strada americana che porta verso l’Ovest, diventata famosa con Jack Kerouac: «Basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. Non può finire in nessun altro posto, no?». A noi, invece, è bastato fare il giro della città per fare solidarietà, correndo e/o camminando incontro agli altri.