E' deceduta a Roma Elisabetta di Benedetto

  Elisabetta è stata tra  le fondatrici   della comunità di persone oncologiche che si aiutano nella gestione della malattia. 

Elisabetta "in buona salute" si era tanto impegnata per facilitare il percorso delle cure oncologiche  e la sua  è stata una presenza significativa nella "comunità- Su-portarsi " nata nell'Aprile 2017 in collaborazione con il Dsfuci-Unisi  , Campus del  Pionta di Arezzo.

Ad Elisabetta l'affettuoso  abbraccio di tutti gli amici  del Calcit di Arezzo

Il 2020 è stato l'inizio della pandemia che di fatto ha pressoché azzerato l'apporto di entrate da iniziative e mercatini in presenza; siamo riusciti a fare due mercatini in forma rifotta nei mesi di settembre ed ottobre ed abbiamo dato inizio a vendite on line su whatsapp.

Tutte le altre iniziative (mercatino di maggio, mostre del gruppo femminile, mercatino in concerto, mercatino scuole, mercatino in danza etc) sono state  annullate causa disposizioni Covid-19.

Il protrarsi della pandemia  nel 2021 porterà all'annullamento delle nedesime iniziative anche se potremo ritornare a programmarne alcune. (mercatino in concerto e mostra del gruppo femminile)

Nonostante questo il 2020 ha visto un intenso impegno del consiglio, in particolare per aiutare il personale sanitario dell'ospedale San Donato di Arezzo , ma in generale per tutti i sanitari della provincia ;  l'impegno è stato quello di reperire materiali di protezione individuali, la mancanza dei quali (mascherine,guanti,gel etc)  nei primi mesi della pandemia  ha creato seri problemi a tutto il personale sanitario.

Sono nate cosi delle raccolte fondi che nella nostra città si sono, nella maggior oarte,  indirizzate alla nostra associazione che si è fatta cosi  carico di ricercare i materiali mancanti e poi donarli al nostro Ospedale San Donato che è diventato ospedale Covid.

Le raccolte fondi , grazie alla generosità dei cittadini,  sono andate oltre le previsioni e questo ha permesso di donare oltre ai dispositivi di protezione anche letti,monitor,ventilatori per la rianimazione , caschi con videocamera per il 118, scanner af oncologia, senologia,radioterapia e medicina nucleare.

Fatto fronte all'emergenza parte delle raccolte hanno permesso anche dj  sostenere il costo del servizio Scudo - cure domiciliari oncologiche.

Nel 2020 ci sono stati accreditati inoltre le somme del 5xmille dell"anno 2018 e 2019 quest'ultimo anticipato ; abbiamo inoltre partecipato ad un bando della fondazione CrFirenze per euro 20.000 (concesso ed accreditato) ed a un bando della regione toscana - uslsudest relativo ai servizi di cure palliative che noi portiamo avanti con il servizio Scudo dell'importo di euro 120.600 , accreditato nel mese di maggio 2021.

Nel 2020 abbiamo finito di pagare le rate leasing della piattaforma ApotecaChemo e dell'Ecografo per urologia BK per i quali abbiamo esercitato il diritto di riscato saldando l'importo , divenendone a tutti gli effetti proprietari e quindi in grado di fare gormale donazione alla Uslsudest; anche il mutuo acceso per l'acquisto del mammografo e dell'ecografo per il centro di Senologia , a fine 2020 si è ridotto dagli  iniziali euro 459.642 ad euro 272.806 e ad oggi ad euro  245.182.

Nel 2021 di definirà anche la vendita dell'appartamento in via Pescioni (per il quale abbiamo ricevuto un acconto di euro 20.000) perr un saldo di euro 50.000; si è ritardata la stipula del contratto per mancanza di autorizzazione  da parte della sopraintendenza che ci ha rilasciato il documento solo quest'anno.

Il perdurare della pandemia  nel 2021 con sicuramente degli effetti anche nel 2022 , induce comunque la nostra associazione  alla  prudenza nelle decisioni di assunzione di impegni economici.

E' adatto all’ambiente ginecologico per la sua alta definizione nella diagnosi di malattie neoplastiche. Adatto in ambiente ostetrico: consente una visualizzazione del feto per studi dettagliati sulla sua situazione", spiega il dottor Ciro Sommella

“E’un ecografo di altissima fascia, che non troviamo altrove in Toscana ma solo negli ospedali italiani più avanzati. Adatto all’ambiente ginecologico per la sua alta definizione nella diagnosi di malattie neoplastiche. Adatto in ambiente ostetrico: consente una visualizzazione del feto per studi dettagliati sulla sua situazione”.

Ciro Sommella, direttore della Ginecologia e ostetricia del San Donato, ha presentato stamani il nuovo ecografo donato dal Calcit e collocato in una sala dedicata e abbellita anche da tre quadri realizzati dagli studenti del Liceo Artistico.

Il Calcit si è fatto carico di un investimento di quasi 100mila euro: “Un altro elemento di qualificazione del San Donato – ha detto il presidente Giancarlo Sassoli. Noi collaboriamo con le istituzioni dal 1978, nella convinzione che nel nostro ospedale ci sia il cuore di Arezzo”.

Una valutazione condivisa dalla vice sindaca Lucia Tanti: “Il Calcit continua ad essere una grande opportunità per questa città. E’ il simbolo dell’alleanza tra pubblico e privato e con questa nuova donazione mette un macchinario importante a disposizione di grandi professionalità”. 

Infatti – come ha ricordato Barbara Innocenti, direttrice delle rete ospedaliera aretina – “Il nostro punto nascita è un riferimento per la famiglie, in grado di prendersi cura di gravidanze complicate e a rischio. La donazione del Calcit non solo  conferma l’ottima qualità dei rapporti tra l’associazione e l’Asl ma mette a disposizione di ginecologia e ostetricia una strumentazione di eccellenza che qualificherà ulteriormente la professionalità degli operatori”.

Il progetto GIONA (giornate oncologiche aretine) diretto alla diffusione della prevenzione e dei corretti stili , anche quest'anno non si potrà svolgere nella maniera usuale che prevedeva un incontro finale nel mese di Maggio presso la borsa merci alla presenza di circa 300 ragazzi/e  degli istituti partecipanti (Itis G.Galilei - Liceo scientifico F.Redi- Liceo artistico  Pier della Francesca).

 Il progetto nasce nel 2015/16 con l'obiettivo di rendere gli studenti promotori di una azione di informazione e prevenzione gestita in modo laboratoriale da loro stessi, occupandosi di problematiche relative a fumo, alcool,droga, attività fisica, mangiare sano etc. 

La  pandemia  , scoppiata nei primi mesi dell'anno scorso, non ha permesso a tutte le scuole di dedicarsi a questo progetto; tuttavia nel 2020 il Liceo Scientifico aveva pronti dei lavori ed abbiamo individuato una modalità per consentire agli studenti di esporli; 

Quest'anno 2021 solo gli studenti del  Liceo Artistico Pier della Francesca , hanno portato avanti il progetto  nonostante le difficoltà legate al Covid-19.

Grazie a questo siamo comunque  riusciti a mantenere vivo il progetto Giona  e sicuramente lo riprogrammeremo per il 2022  con il coinvolgimento degli Istituti e con tutti i soggetti che in questi sei  anni hanno collaborato (Rotary Club Arezzo, Uslsudest Toscana, Calcit Arezzo, Federfarma, Fondazione Cesalpino, Ufficio scolastico provinciale di Arezzo.)

Da giovedi 15 Aprile il servizio Scudo ha di nuovo la sua sede definitiva; la sede del servizio Scudo  si trovava nella palazzina del Centro Oncologico Calcit insieme all'hospice .

In seguito al trasferimento dell'Hospice  a Pescaiola nei locali messi a disposizione gratuitamente dalla Koinè anche il servizio Scudo si era  dovuto spostare negli stessi locali, poi quando l'Hospice è stato di fatto  chiuso ( solo due camere al San Giuseppino) il servizio Scudo si è di nuovo spostato stavolta in via Arno , adesso finalmente ritrova una sede stabile in un immobile accanto al Centro Oncologico Calcit.

Adesso aspettiamo che si avvii la progettazione per riattivare l'Hospice sempre in un immobile da adeguare nella zona vicino al Centro Oncologico CALCIT.

da: La Nazione - Arezzo.

Lanciata dall'ex primario Pierdomenico Maurizi sulla piattaforma Change raccoglie firme per chiedere al presidente Giani di trovare una sede definitiva. Per il Covid sono stati smantellati  una struttura e uno staff che erano il fiore all'occhiello per le cure palliative e il fine vita. Oltre 250 famiglie sono state aiutate in meno di due anni.

Il primo obiettivo era la raccolta di cinquecento firme, ampiamente superate in poche ore sulla piattaforma https://www.change.org/. Adesso si punta a 1500 e forse non si fermeranno nemmeno lì. Sono gli aretini, e non solo, che stanno firmando la petizione pubblica avviata dall’ex direttore dell’Hospice aretino Pierdomenico Maurizi per chiedere al presidente della Regione Domenico Giani di trovare una sede definitiva e dignitosa, come e anche più efficiente di quella realizzata nella palazzina Calcit poi spostata all’inizio della pandemia. Ha cambiato sede  tre volte e tutte le volte con enormi disagi per i pazienti e le famiglie che ne hanno avuto bisogno e per il personale. Inoltre è stata dispersa una squadra di operatori e infermieri di grande preparazione e di infinita umanità, doti essenziali quando si parla di cure del dolore e di fine vita. In poche parole gli aretini rivogliono il loro Hospice e sempre ad altissimi livelli. Che lo fosse lo testimoniano ancora oggi le lettere e i ringraziamenti che erano affissi nella bacheca nella palazzina Calcit. L’introduzione della per therapy per il personale aiutandolo ad essere sempre pronto nel sostenere famiglie e pazienti nei momenti più delicati della loro vita fra l’altro in un ambiente accurato in ogni dettaglio, 600 metri quadrati, sei stanze, una cucina in comune per chi assisteva. 

Adesso nella palazzina Calcit è tornato il Centro Oncologico ma l’Hospice ha bisogno di una sede, nuova e definitiva. 

“L’Hospice è la struttura sanitaria che accoglie le persone a fine vita, quando l’assistenza non è possibile a casa e quando non è più indicato il ricovero in ospedale - spiega il dottor Maurizi che l’ha creata insieme al Calcit e ha lanciato la petizione - l’Hospice deve ricordare il più possibile agli ospiti la casa e quindi deve essere costruito secondo caratteristiche ben precise normate sia dal Ministero che dalla Regione. Non è semplicemente una fila di camere lungo un corridoio. Ogni camera deve somigliare alla camera di casa e non alla camera di un ospedale. Devono esserci spazi confortevoli sia per i malati che per i loro familiari. L’organizzazione ed i ritmi dell’Hospice sono dettati dal comfort degli ospiti invece che dalle esigenze degli Operatori ed è anche per questo che la parte cosiddetta alberghiera deve essere particolarmente curata. Tutto questo è assolutamente indispensabile per poter accompagnare al meglio il malato nel suo ultimo percorso, con dignità e senza sofferenze”.

L’Hospice di Arezzo fu finanziato nel 2000 dal Ministro Rosy Bindi, ma è stato realizzato solo nel 2017 ed è diventato operativo solo nel gennaio 2018: diciotto anni. Ricordiamolo, arredato come una casa grazie anche ai quadri realizzati apposta dagli studenti del liceo artistico. Un progetto che ha coinvolto la città e per gli aretini un fiore all’occhiello, di cui hanno usufruito oltre 250 famiglie. Vi operavano sette  infermieri, 6 oss, un medico e i volontari dell’Ava e del Calcit.Nel marzo 2020, in piena crisi emotiva da pandemia, l’Hospice è stato fatto traslocare  per far posto alla Unità Operativa di Oncologia ed è iniziata una vera e propria peregrinazione. Da allora ha già cambiato due sedi, provvisorie, nella rsa di Pesciaiola gestita dalla Koinè e alla clinica San Giuseppe, ma senza le caratteristiche proprie dell’Hospice, e si prospetta un altro trasferimento.

 “A più di un anno dallo sfratto, non esiste ad oggi né un progetto concreto né una previsione di spesa per un nuovo Hospice - denuncia Maurizi - è del tutto evidente, che al di là delle dichiarazioni politicamente corrette, in realtà ai decisori non interessa  il fine vita e men che meno la qualità del morire. Queste cose evidentemente interessano solo al morente ed al suo contorno parentale ed amicale, ma sono tutti cittadini invisibili e inascoltati che diventano tali proprio nel momento della loro maggiore fragilità e dell’ultima richiesta che fanno al servizio sanitario. Arezzo e gli aretini hanno dovuto aspettare diciotto anni dal suo finanziamento  per avere l’Hospice e quanto dovranno ancora aspettare per tornare ad avere il diritto, riconosciuto in tutte le altre realtà toscane, a morire con dignità e senza sofferenza qualora dovesse servire l’Hospice ? E’  eticamente e socialmente  accettabile essere privati  di un servizio come l’Hospice capace di declinare il grado di civiltà di una comunità?”.

Tante le proteste dal Calcit ai sindacati ai cittadini alle varie componenti politiche. Tra  le proposte l’inserimento dell’Hospice nella cittadella della salute al Pionta, è stata ipotizzata un’area all’interno dell’ospedale o una nuova costruzione da realizzare con la Regione Toscana utilizzando i soldi del Recovery Plan o addirittura Agazzi.

Chiaro e categorico il pensiero del Calcit: “Il nuovo Hospice dovrà essere la prima pietra per il rilancio post Covid della sanità pubblica aretina ed essere un impegno di tutta la città. L’Hospice non può partire da una ricerca di un immobile, ma dovrà essere pensato, progettato e costruito per soddisfare i criteri richiesti ma sopratutto adeguato a far trascorrere quel tempo in un ambiente familiare ed intimo  insieme ai propri cari. L’Hospice ha bisogno di un luogo di quiete ed il più vicino possibile all’ospedale per usufruire velocemente dei servizi che in tanti momenti occorrono, e quindi pensiamo che debba essere costruito o ex novo o adeguando immobili di proprietà pubblica della Asl che si trovano dietro al Centro Oncologico Calcit che nell’insieme sono oltre 4mila mq ed allo stesso tempo ridare a quello spazio uno stato decoroso e sicuro. Prescindere dalla valutazione di questa ipotesi e andare alla ricerca di altre soluzioni significa girare intorno al problema, perdere ulteriore  tempo prezioso e lasciare un degrado inaccettabile a ridosso della struttura sanitaria pubblica”.