da: La Nazione - Arezzo.

Lanciata dall'ex primario Pierdomenico Maurizi sulla piattaforma Change raccoglie firme per chiedere al presidente Giani di trovare una sede definitiva. Per il Covid sono stati smantellati  una struttura e uno staff che erano il fiore all'occhiello per le cure palliative e il fine vita. Oltre 250 famiglie sono state aiutate in meno di due anni.

Il primo obiettivo era la raccolta di cinquecento firme, ampiamente superate in poche ore sulla piattaforma https://www.change.org/. Adesso si punta a 1500 e forse non si fermeranno nemmeno lì. Sono gli aretini, e non solo, che stanno firmando la petizione pubblica avviata dall’ex direttore dell’Hospice aretino Pierdomenico Maurizi per chiedere al presidente della Regione Domenico Giani di trovare una sede definitiva e dignitosa, come e anche più efficiente di quella realizzata nella palazzina Calcit poi spostata all’inizio della pandemia. Ha cambiato sede  tre volte e tutte le volte con enormi disagi per i pazienti e le famiglie che ne hanno avuto bisogno e per il personale. Inoltre è stata dispersa una squadra di operatori e infermieri di grande preparazione e di infinita umanità, doti essenziali quando si parla di cure del dolore e di fine vita. In poche parole gli aretini rivogliono il loro Hospice e sempre ad altissimi livelli. Che lo fosse lo testimoniano ancora oggi le lettere e i ringraziamenti che erano affissi nella bacheca nella palazzina Calcit. L’introduzione della per therapy per il personale aiutandolo ad essere sempre pronto nel sostenere famiglie e pazienti nei momenti più delicati della loro vita fra l’altro in un ambiente accurato in ogni dettaglio, 600 metri quadrati, sei stanze, una cucina in comune per chi assisteva. 

Adesso nella palazzina Calcit è tornato il Centro Oncologico ma l’Hospice ha bisogno di una sede, nuova e definitiva. 

“L’Hospice è la struttura sanitaria che accoglie le persone a fine vita, quando l’assistenza non è possibile a casa e quando non è più indicato il ricovero in ospedale - spiega il dottor Maurizi che l’ha creata insieme al Calcit e ha lanciato la petizione - l’Hospice deve ricordare il più possibile agli ospiti la casa e quindi deve essere costruito secondo caratteristiche ben precise normate sia dal Ministero che dalla Regione. Non è semplicemente una fila di camere lungo un corridoio. Ogni camera deve somigliare alla camera di casa e non alla camera di un ospedale. Devono esserci spazi confortevoli sia per i malati che per i loro familiari. L’organizzazione ed i ritmi dell’Hospice sono dettati dal comfort degli ospiti invece che dalle esigenze degli Operatori ed è anche per questo che la parte cosiddetta alberghiera deve essere particolarmente curata. Tutto questo è assolutamente indispensabile per poter accompagnare al meglio il malato nel suo ultimo percorso, con dignità e senza sofferenze”.

L’Hospice di Arezzo fu finanziato nel 2000 dal Ministro Rosy Bindi, ma è stato realizzato solo nel 2017 ed è diventato operativo solo nel gennaio 2018: diciotto anni. Ricordiamolo, arredato come una casa grazie anche ai quadri realizzati apposta dagli studenti del liceo artistico. Un progetto che ha coinvolto la città e per gli aretini un fiore all’occhiello, di cui hanno usufruito oltre 250 famiglie. Vi operavano sette  infermieri, 6 oss, un medico e i volontari dell’Ava e del Calcit.Nel marzo 2020, in piena crisi emotiva da pandemia, l’Hospice è stato fatto traslocare  per far posto alla Unità Operativa di Oncologia ed è iniziata una vera e propria peregrinazione. Da allora ha già cambiato due sedi, provvisorie, nella rsa di Pesciaiola gestita dalla Koinè e alla clinica San Giuseppe, ma senza le caratteristiche proprie dell’Hospice, e si prospetta un altro trasferimento.

 “A più di un anno dallo sfratto, non esiste ad oggi né un progetto concreto né una previsione di spesa per un nuovo Hospice - denuncia Maurizi - è del tutto evidente, che al di là delle dichiarazioni politicamente corrette, in realtà ai decisori non interessa  il fine vita e men che meno la qualità del morire. Queste cose evidentemente interessano solo al morente ed al suo contorno parentale ed amicale, ma sono tutti cittadini invisibili e inascoltati che diventano tali proprio nel momento della loro maggiore fragilità e dell’ultima richiesta che fanno al servizio sanitario. Arezzo e gli aretini hanno dovuto aspettare diciotto anni dal suo finanziamento  per avere l’Hospice e quanto dovranno ancora aspettare per tornare ad avere il diritto, riconosciuto in tutte le altre realtà toscane, a morire con dignità e senza sofferenza qualora dovesse servire l’Hospice ? E’  eticamente e socialmente  accettabile essere privati  di un servizio come l’Hospice capace di declinare il grado di civiltà di una comunità?”.

Tante le proteste dal Calcit ai sindacati ai cittadini alle varie componenti politiche. Tra  le proposte l’inserimento dell’Hospice nella cittadella della salute al Pionta, è stata ipotizzata un’area all’interno dell’ospedale o una nuova costruzione da realizzare con la Regione Toscana utilizzando i soldi del Recovery Plan o addirittura Agazzi.

Chiaro e categorico il pensiero del Calcit: “Il nuovo Hospice dovrà essere la prima pietra per il rilancio post Covid della sanità pubblica aretina ed essere un impegno di tutta la città. L’Hospice non può partire da una ricerca di un immobile, ma dovrà essere pensato, progettato e costruito per soddisfare i criteri richiesti ma sopratutto adeguato a far trascorrere quel tempo in un ambiente familiare ed intimo  insieme ai propri cari. L’Hospice ha bisogno di un luogo di quiete ed il più vicino possibile all’ospedale per usufruire velocemente dei servizi che in tanti momenti occorrono, e quindi pensiamo che debba essere costruito o ex novo o adeguando immobili di proprietà pubblica della Asl che si trovano dietro al Centro Oncologico Calcit che nell’insieme sono oltre 4mila mq ed allo stesso tempo ridare a quello spazio uno stato decoroso e sicuro. Prescindere dalla valutazione di questa ipotesi e andare alla ricerca di altre soluzioni significa girare intorno al problema, perdere ulteriore  tempo prezioso e lasciare un degrado inaccettabile a ridosso della struttura sanitaria pubblica”.

Donazione monitor a terapia

Calcit, Tribù dei Nasi Rossi e ditta Readytec hanno donato stamani 3 monitor multiparametrici Mindray alla terapia intensiva del San Donato.

Erano presenti Giancarlo Sassoli, Presidente del Calcit; Grazia Verdelli, vice Presidente dei Nasi Rossi; Silvano Meloni e Maurizio Serafini, il Presidente e il responsabile della sede aretina della Readytec.

A ricevere la donazione Marco Feri e Roberto Bindi, il Direttore e il Coordinatore infermieristico di Terapia intensiva del San Donato.

Calcit e Avad hanno donato questo pomeriggio un ecografo portatile al servizio di cure domiciliari SCUDO. La piccola cerimonia nella sede di via Arno ad Arezzo.

Sono intervenuti il Presidente del Calcit, Giancarlo Sassoli; Margherita Coppini e Patrizia Goti di Avad; Giulio Corsi,  responsabile delle cure palliative Asl.

Nelle attività di Scudo, l’ecografo è particolarmente utile per individuare versamenti addominali o pleurici, per facilitare  sia il drenaggio a domicilio che il reperimento di accessi venosi.

Carlo Milandri è il nuovo direttore dell'unità operativa di Oncologia del presidio Ospedaliero “Ospedali Riuniti dell’Aretino” e dell’Ospedale La Fratta in Valdichiana.
Continua il percorso di rafforzamento dei servizi ospedalieri della Usl Toscana Sud Est per la copertura delle direzioni nei plessi ospedalieri di tutto il territorio.
Martedì 3 novembre il dott. Carlo Milandri ha firmato alla presenza del Direttore Generale AUSL TSE Antonio D’Urso il contratto quale nuovo direttore dell'unità operativa complessa di Oncologia degli Ospedali Riuniti dell’Aretino e dell’Ospedale della Valdichiana La Fratta.
Il dott. MIlandri viene da esperienze a Rimini, Forli e presso l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori. Il suo ultimo incarico è stato quello di direttore dell’Unità Complessa di Oncologia presso l’Ospedale S.Giuseppe di Empoli. .

“Anche in questo periodo di pandemia non fermiamo la nostra azione di rafforzamento - dice il Direttore generale Antonio D’Urso - vogliamo dotare l’azienda di tutti i professionisti necessari in ogni settore per essere più incisivi in un ambito territoriale complesso e variamente articolato, quale quello della USL TSE.
Dobbiamo essere in grado di affrontare le nuove sfide che ci attendono avendo sempre la massima attenzione al fabbisogno delle nostre realtà territoriali, per questo il potenziamento proseguirà anche nelle prossime settimane”.

 

Da: Arezzo Notizie:

Due trasferimenti in un anno, arredi acquistati dal Calcit in gran parte in magazzino. La struttura dell'Hospice ha bisogno di trovare un luogo di cura stabile e adeguato

Quando si dice Calcit si parla di solidarietà che costruisce e si prende cura. Quando c'è una targa del Calcit affissa da qualche parte, si capisce che quegli strumenti o quegli immobili sui quali la targa è applicata sono stati acquistati con i soldi donati dagli aretini. Per questo tutto quello che è frutto dell'operosità del Comitato per la lotta contro i tumori di Arezzo deve essere trattato con il massimo rispetto. E' una questione di bene comune, di impegno decennale applicato alla sanità pubblica. Tanto più che chi ha guidato il comitato ha dimostrato finora di avere la giusta visione di come applicare i proventi di mercatini in piazza, di mestolini di legno o di scopine della Befana. 

Questa la premessa doverosa per parlare dell'Hospice della città di Arezzo. Il primo e unico, che adesso cerca una struttura definitiva dopo il girovagare innescato dall'emergenza sanitaria. L'Asl ha emesso un bando per cercare un immobile da affittare, il Calcit però indica come migliore soluzione quella del recupero di una struttura della Asl nel Parco del Pionta. "Andare alla ricerca di altre soluzioni significa girare intorno al problema, perdere ulteriore tempo prezioso e lasciare un degrado inaccettabile a ridosso della struttura sanitaria pubblica" dichiara oggi il presidente Giancarlo Sassoli.

Da Centro Oncologico a Hospice per le cure palliative: la Palazzina del Calcit

L'hospice della città di Arezzo per circa due anni e mezzo è stato aperto nella palazzina dell'ex centro oncologico costruita interamente dal Calcit. La struttura fu realizzata nel 1995 per ospitare appunto il Centro Onocologico dell'ospedale San Donato. Quando questo reparto ebbe il bisogno di trovare nuovi spazi, quell'ala distaccata ma vicinissima al nosocomio, sul confine del parco del Pionta, sembrò la destinazione ottimale per un servizio finora assente: un luogo dove applicare le cure palliative e accompagnare i malati terminali, accogliendo loro e i familiari in una struttura che unisse l'assistenza h24 con un'atmosfera e una possibilità di autonomia tipica della propria abitazione.

Così nel 2015, mentre l'oncologia si trasferì dentro il San Donato, l'Asl dispose la ristrutturazione e l'adeguamento della palazzina per un importo di circa 460mila euro e il Calcit contribuì ancora comprando tutti gli arredi necessari: letti, angoli cottura, computer, poltroncine, tavoli per un importo di 70mila euro. Si arrivò così a fine 2017. L'Hospice era pronto. Fu inaugurato con grande orgoglio il 15 dicembre di quell'anno.

Due anni e mezzo e poi il Covid

Dal primo paziente entrato in struttura e fino a fine marzo 2020 l'hospice ha potuto ospitare e dare sollievo a tanti malati, li ha accompagnati con cura, dando una supporto e un sostegno impagabile alle famiglie. Si contano decine di lettere di ringraziamento arrivate alla redazione. Gli operatori che ci lavora in equipe sono definiti angeli e le testimonianze toccanti si susseguono.

Con l'arrivo del Covid l'Asl ha ritenuto opportuna una riorganizzazione degli spazi ospedalieri per affrontare l'emergenza sanitaria. C'è stato bisogno di fare posto all'area di degenza Covid, allargare il numero dei posti letto di terapia intensiva dedicati, il tutto separando nettamente i percorsi rispetto a tutti i reparti non Covid. E' nel corso della prima ondata che è arrivato il primo trasferimento. L'annuncio è del 27 marzo 2020. L'Hospice viene spostato al piano terra della Rsa di Pescaiola di Koiné che si mette a disposizione a titolo gratuito. 

Anche il Calcit era presente con il suo presidente Giancarlo Sassoli: "la necessità oggi inevitabile di far uscire i pazienti fragili e in particolare quelli oncologici dai locali attualmente all'interno del San Donato ha innescato una catena che ha costretto l'hospice ìe lo Scudo ad abbandonare la palazzina del Calcit, dove troverà posto l'oncologia medica e l'ematologia. Da qui lo spostamento nei locali della Koinè a Pescaiola. Da parte del Calcit che da sempre è a sostegno dei malati oncologici e ad alta complessità, un ringraziamento a Koinè che anche in questa situazione, ha anteposto gli interessi dei malati e della città a quelli, pur legittimi, della cooperativa".

Con la seconda ondata però è arrivato anche il secondo trasferimento. A metà novembre il piano terra messo a disposizione a titolo gratuito da Koiné nella Rsa di Pescaiola è stato deciso di destinarlo alla cura di pazienti Covid ospiti delle Rsa del territorio e così l'Asl ha trovato un accordo con la clinica privata San Giuseppe Hospital per tutto il 2021 sia per i letti del reparto Mo.di.ca. (il modulo di continuità assistenziale per le cure intermedie) che appunto per quelli delle cure palliative. Intanto alcune parti degli arredi dell'Hospice sono stati riutilizzati dall'oncologia medica come i tavoli e qualche poltroncina, il resto, letti compresi, sono conservati nel magazzino della Asl.

"L'assistenza non è mai venuta meno ed è seguita sempre dagli stessi operatori della Asl - commenta Sassoli del Calcit - ma va recuperata la modalità, ricreati gli spazi e la filosofia di quel luogo."

La ricerca di un immobile da affittare

Sono scaduti ieri i tempi per la manifestazione di interesse che i privati potevano presentare per mettere a disposizione un immobile, con determinate caratteristiche, per prenderlo in affitto e spostarci l'Hospice. L'Asl ha emesso l'avviso dopo una ricognizione di immobili pubblici fatta anche attraverso il Comune di Arezzo. 

Una prima ipotesi di una struttura in via Tarlati sembra essersi fermata. Lo stesso ex direttore dell'Hospice Maurizi ha spiegato che nel sopralluogo fatto quando ancora era in servizio era risultata essere non idonea.

La posizione del Calcit

"Il nuovo Hospice sia la prima pietra per il rilancio post Covid della sanità pubblica aretina con l'impegno di tutta la città". Questo è il richiamo che il Calcit fa oggi, proprio a poche ore dalla chiusura del bando di ricerca di un immobile da affittare. Una modalità ben diversa è infatti quella sostenuta dal Calcit e non solo. 

"Riteniamo utile far conoscere pubblicamente il pensiero del Calcit e di tanti cittadini circa questa struttura anitaria per assistenza e cure personalizzate" dichiara Sassoli che ricorda come "Il primo Hospice, realizzato nella palazzina Calcit, al quale i cittadini hanno fattivamente ed economicamente collaborato, ha avuto il riconoscimento di tutti per la qualità dell'assistenza e la cura dei locali" vantando oltre "600 metri quadrati a disposizione per 6 spazi (quasi miniappartementi) dedicati ai pazienti e altri riservati a familiari e ai servizi."

"L’Hospice non può partire da una ricerca di un immobile, ma dovrà essere pensato, progettato e costruito per soddisfare i criteri richiesti ma sopratutto adeguato a far trascorrere "quel tempo"  in un ambiente familiare ed intimo insieme ai propri cari. L'Hospice ha bisogno di un luogo di quiete ed il più vicino possibile all'ospedale per usufruire velocemente dei servizi che in tanti momenti occorrono, e quindi pensiamo che debba essere costruito o ex novo o adeguando immobili di proprietà pubblica della Asl che si trovano dietro al Centro Oncologico Calcit che nell’insieme sono di oltre 4mila metri quadrati così che allo stesso tempo si possa ridare a quello spazio uno stato decoroso e sicuro. Prescindere dalla valutazione di questa ipotesi e andare alla ricerca di altre soluzioni significa girare intorno al problema, perdere ulteriore tempo prezioso  e lasciare un degrado inaccettabile a ridosso della struttura sanitaria pubblica."

Prese di posizione di ogni colore politico

Sulla struttura definitiva per l'Hospice di Arezzo sono intervenute praticamente tutte le forze politiche e alcune associazioni del territorio. Dalle Acli alla Lega, dai consiglieri comunali di Pd e Lista Ralli Mattesini e Agnolucci, dalla vicesindaca Lucia Tanti ai consiglieri regionali Dem Vincenzo Ceccarelli e della Lega Marco Casucci. Tutti hanno sostanzialmente chiesto una soluzione stabile e definitiva, con il Movimento Cinque Stelle di Arezzo che nello specifico ha appoggiato proprio la soluzione interna al Pionta.